La ngegne

La noria consisteva in un sistema ad ingranaggi dentati, azionato da un animale (generalmente asino o mulo) che veniva fatto girare in circolo in continuazione dopo che gli erano stati applicati dei paraocchi che toglievano loro la visuale e impedivano che si rendessero conto del movimento circolare. Questo movimento faceva girare una grossa ruota in ferro posta sul pozzo cui erano legati dei secchi che in questa maniera portavano in superficie acqua a ciclo continuo. L'acqua si riversava quindi in grosse vasche di raccolta denominate pal'mmint da cui poi, attraverso una serie di canaletti, arrivava alle culture, generalmente verdure ed ortaggi, grossa ricchezza del tempo.

 

Questo antichissimo congegno fu usato per molti secoli dai contadini per attingere l'acqua dal sottosuolo e irrigare i campi . La "ngegne" veniva azionata da due ruote dentate collegate a una catena sulla quale erano fissati dei secchielli della capacità di circa dieci litri ciascuno.

Noria B/NI secchi scendevano nella sorgente capovolti e, una volta riempiti, salivano pieni di acqua che veniva svuotata in un canale sottostante. L'acqua veniva convogliata in una vasca di pietra cementata detta "Palmento" con un foro nella parte sottostante.

Gli ortolani ,attraverso il foro, incanalavano l'acqua solo quando volevano irrigare le piantine messe a dimora nel terreno. Nel frattempo il povero asinello si rifocillava con un po' di paglia.
Oggi questo sistema è in disuso, ma nel 1981 il Comune di Acquaviva ne fece istallare un esemplare in piazza Vittorio Emanuele, per ricordare ai giovani, che nel passato non era facile procurarsi l'acqua e far riflettere sulla fatica dei tempi antichi.