La grotta di Curtomartino

Con ulteriori ricerche sono stati scoperti ancora altri ambienti che profondano nel cuore delle colline con bellissime intatte concrezioni calcaree, che simili a cristalli scendono dalle volte altissime.

E' questa grotta una espressione del carsismo tipico della Puglia che a quello superficiale alterna quello viscerale. I reperti archeologici ritrovati nella grotta sono inventariati e conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Bari.

I dati emersi dallo scavo eseguiti accuratamente nel 1968 dall'Istituto di Civiltà preclassiche dell'Università di Bari hanno evidenziato tre motivi di frequentazione antropica nell'ambito del Wùrmiano finale, riferibili culturalmente grosso modo all'Epigravettiano antico-medio-finale della Puglia centrale (15000-9000/8000 a.C.).

La fase più recente è stata riscontrata nel deposito esterno presso l'apertura della cavità, dove si sono recuperati manufatti litici riferibili a facies di tipo romanelliano dell'Epigravettiano finale, mentre le due fasi più antiche senza apparente soluzione di continuità sono state rilevate nel saggio del deposito interno, dove fino al fondo roccioso sono emersi due strati sedimentari: quello inferiore sabbioso-limoso con resti di fauna e industria litica dell'Epigravettiano antico e quello superiore limoso-sabbioso con industria litica ed ossea attribuibile all'Epigravettiano medio-finale. Naturalmente queste indicazioni culturali sono solo di carattere preliminare, in quanto necessitano di ulteriori ampliamenti e approfondimenti che l'auspicabile ricerca sistematica futura con ogni probabilità non mancherà di dare".